LA PRESENTAZIONE DI FABIO CIMINIERA
Pescara Jazz 2016
Pescara rinnova anche quest'anno l'appuntamento con il festival, rivive l'esperienza di incrociare per strada il manifesto giallo, blu e verde, l'emozione di scoprire i nomi scritti nel programma, la spunta dei concerti da non mancare, l'appuntamento consueto e tranquillizzante con il "suo" festival. Il nuovo cartellone - il quarantaquattresimo per la precisione - rappresenta la prosecuzione della storia del festival. Nomi importanti al Teatro D'Annunzio. Carla Bley, Andy Sheppard e Steve Swallow; Jack DeJohnette, Ravi Coltrane e Matthew Garrison; Terence Blanchard; Arturo Sandoval; Branford Marsalis e Kurt Elling; Mike Stern e Bill Evans: nomi che quasi non hanno bisogno di presentazione, sono stati già sul palco di Pescara Jazz come leader o ospiti di grandi formazioni. Veri e propri capiscuola, sono stati capaci di aprire nuove strade con i loro dischi e di mantenere, allo stesso tempo, un legame con le tradizioni del jazz. E, a questi, si aggiungono i tre appuntamenti del Porto Turistico: Mauro Campobasso e Mauro Manzoni riprendono il lavoro realizzato nel corso delle ultime stagioni con la Società del Teatro e della Musica Luigi Barbara e propongono al pubblico del festival il loro particolare rapporto musicale con il cinema, capace di esplorare tanto il linguaggio delle immagini quanto le tendenze più attuali del jazz, arricchito peraltro dalla prima esecuzione di Duck you sucker, spettacolo dedicato ai film di Sergio Leone, commissionato da Pescara Jazz.
 
Gli appassionati di jazz avranno così, ancora una volta, il piacere di sedersi in platea per ascoltare musicisti di grande spessore. Carla Bley è una delle grandi signore del jazz moderno e la ritroviamo a Pescara insieme a due musicisti come Steve Swallow e Andy Sheppard con cui condivide da tempo i palchi e le registrazioni: sin dalla metà degli anni sessanta, la sua musica ha dato un senso nuovo alla combinazione di scrittura e improvvisazione. Terence Blanchard rimanda alla grande storia dei Jazz Messengers di Art Blakey, ma ricorda, grazie al grande lavoro fatto con le colonne sonore e come bandleader, quanto sia importante il suo apporto al modern mainstream. Arturo Sandoval è, da decenni ormai, tra gli alfieri più in vista del latin jazz, capace tanto di raccogliere intorno a sé i talenti del genere quanto di operare attraverso la musica sugli aspetti sociali e sull'educazione dei giovani musicisti. Jack DeJohnette, sul palco insieme a Ravi Coltrane e Matthew Garrison, raccoglie tutta l'eredità dell'aristocrazia jazzistica statunitense e promuove con grande classe nuove possibili evoluzioni del linguaggio. Mike Stern, Bill Evans, Branford Marsalis e Kurt Elling appartengono alla generazione di musicisti nata a cavallo degli anni '50 e '60: il loro modo di intendere il jazz, spesso e volentieri, ha inglobato accenti rock, il senso della canzone d'autore, un dialogo fertile e positivo con la musica pop, la fusione con altri universi musicali. Ciascuno dei protagonisti dell'edizione 2016 del festival è chiaramente tra i principali artefici del jazz suonato oggi.
 
E, quindi, note musicali, l'attesa per i concerti, l'adrenalina che si respira sul palco: il piacere degli appassionati che siederanno in platea per ascoltare i musicisti si tinge dell'affetto con cui si attende il "manifesto giallo, verde e blu" che accompagna le stagioni estive cittadine, della necessità di un appuntamento diventato a tutti gli effetti parte del DNA della città.
 
Fabio Ciminiera
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