IL FESTIVAL - 1986

Pescara Jazz 86
 

ASTOR PIAZZOLLA & GARY BURTON
PAOLO DAMIANI & TIZIANA GHIGLIONI TRICKS
McCOY TYNER TRIO NEW YORK ALL STARS
PIANO WORKSHOP
HANK JONES - JOHN LEWIS - KENNY BARRON
TITO PUENTE ORCHESTRA
MILES DAVIS GROUP

Pescara Jazz 86

Parlando della sua originale e personalissima interpretazione del celebre tango, Astor Piazzolla, bandoneonista di fama internazionale puntualizzò: "Negli anni Cinquanta inizia tra i contrasti una evoluzione che è quasi una rivoluzione, ed il rivoluzionario ero io. Cominciai a dare al tango una elaborazione musicale più complessa, introducendovi armonie, contrappunti, fughe e orchestrazioni che mi attirarono le ire dei tradizionalisti. Usai per il tango strumenti mai usati prima, come ad esempio, chitarra elettrica, effetti speciali e improvvisazioni analoghe a quelle jazzistiche". Quest'ultima particolarità è quella che ci interessa più da vicino, anche in considerazione del fatto che in questa occasione, al Tango Group di Piazzolla si aggiunge un maestro dell'arte d'improvvisare come il vibrafonista Gary Burton, un uomo dotato di grande fantasia e di notevole eclettismo, capace di inserirsi al meglio anche in un incontro tra diverse culture musicali come questo inedito meeting tra Argentina e Stati Uniti.

Un incontro stimolante e pieno di sorprese. Tricks testimonia le qualità di due personalità del nostro ampio patrimonio culturale: la vocalist Tiziana Ghiglioni e il contrabbassista e compositore Paolo Damiani. La musica che Tricks propone vive di riflessi estremamente originali creati dall'uso intelligente della voce, non più ospite di una situazione sonora ma integrata all'interno di un discorso, viva di un rapporto intenso con gli altri musicisti del gruppo, dove le potenzialità vocali vanno ad inserirsi e a confrontarsi con i poli strumentali del disegno sonoro, così da evitare limitazioni espressive e costruire un sound ricco di risonanze interne e ampio di sfaccettature stimolanti. Tricks si avvale di tessuti compositivi originali creati da Damiani che se da un lato riflettono le aperture dialettiche che il gruppo persegue, dall'altro si muovono con occhio attento agli echi della nostra tradizione, riattivandone sviluppo ed espressività in maniera semplice ed assolutamente comunicativa. Un disegno sonoro molto ampio e, al contempo, estremamente personale, firmato Tricks: Ghiglioni & Damiani.

Quarantottenne della Pennsylvania, pianista e compositore dotato di una inesauribile fonte di energia creativa, uomo compìto ed estremamente religioso, McCoy Tyner fu uno dei punti di forza dello storico e innovativo quartetto che John Coltrane guidò nei primi anni Sessanta. Oltre a conseguire completa maturità musicale, Tyner con quel complessino raggiunse anche la popolarità che in seguito rafforzò con i suoi gruppi. Oggi, la vita artistica di Tyner non vive dei riflessi di quei momenti magici ma si nutre costantemente di nuovi codici, nuove espressioni che corrispondono alle idee del pianista. Lo stile di Tyner, pur se formatosi negli anni Sessanta, non è fermo a quegli anni. Alla poderosa presa ritmica, costruita su rapidi arpeggi e macchie di accordi danzanti, si è unita una intensità spirituale che affonda su tematiche universali, un pianismo percussivo ma anche vivo di luminose proiezioni melodiche, dove alla martellante reiteratività delle frasi si accoppia una vena romantica spoglia di retorica, una vena vissuta al presente ma colma di echi del passato.

La storia del jazz è zeppa di celebri All-Stars, di complessi messi in piedi per un giro di concerti o per occasioni particolari, radunando solisti di chiara fama. Naturalmente, lo sviluppo musicale di una All-Stars avviene attraverso disegni sonori estremamente semplici, giocando sulla grinta nei tempi mossi o sui chiaroscuri preziosi nelle ballads, con arrangiamenti orali o labili punti di partenza per una sequela di corposi assoli lanciati via via da tutti i musicisti raccolti attorno ad una All-Stars. La Festival All-Stars presente nel cartellone di Pescara Jazz '86, raccoglie prestigiosi solisti di colore, dal robusto e incisivo trombettista Jimmy Owens al preciso, elegante e dinamico batterista Jimmy Cobb, dal gustoso e solido fraseggio del trombonista Slide Hampton al percussivo e latineggiante approccio del pianista Hilton Ruiz, fino alle eminenze improvvisative dei fratelli Heath, il sensibile e denso tenorsassofonista Jimmy e il sofisticato e tecnicamente impeccabile contrabbassista Percy. Una All-Stars preziosa. Le innumerevoli stagioni del jazz hanno disegnato momenti dominati dal sassofono o dalla tromba, dalle grandi orchestre o dai piccoli gruppi, dove uno dei punti cardine dell'unità sonora è stato rappresentato dal pianoforte, elemento insostituibile, eluso in rarissime e ininfluenti occasioni. Anche gli stili pianistici hanno vissuto una continua evoluzione, marcando più o meno un periodo, un'epoca, una tendenza. Il Piano Workshop organizzato da Pescara Jazz, vuole presentare un ampio stralcio di stili e approcci, sia attraverso esecuzioni in trio sia solo piano, affidandosi a musicisti di provata professionalità e di indiscusso talento. Hank Jones, sessantottenne del Michigan, fratello maggiore dei celebri Thad e Elvin, ripercorre le strade del be-bop col suo tocco prezioso. John Lewis, sessantaseienne dell'Illinois, cervello del Modern Jazz Quartet, propone una sintesi delle sue ampie visioni pianistiche.

Miles Davis, il divino Miles, lo scorbutico Miles, il carismatico Miles ha compiuto da poco sessant'anni. Eppure l'età non sembra vietargli nulla e la sua attività è zeppa di eventi, di riconoscimenti, di tour intercontinentali. Trombettista Numero Uno, testimone diretto degli ultimi 40 anni della storia del jazz, Miles è oggi più che mai sulla cresta dell'onda, nel vortice del successo. Il suo approccio sonoro, più semplice che non in passato, lo ha reso celebre persino presso le generazioni giovanili, segno di una freschezza creativa inesauribile che vive in sintonia con gli umori di un'epoca sempre più incline alle contaminazioni culturali, agli incontri con altri stili, altre tendenze, altre espressività. Miles, artista di grandi capacità intuitive, all'interno della sua lunga parabola evolutiva, ha mantenuto vive certe costanti della sua personalità: lo straordinario senso di sintesi, la densità sonora colma di sottili emozioni, il perfezionismo unico nell'organizzare una musica di gruppo. Miles, una carriera vissuta nel rischio di chi vuole camminare al fianco della sua epoca, lontano da cliches stagnanti o da memorie nostalgiche, ma sempre avanti, alla ricerca del suono del futuro. Accadde negli anni Quaranta, quando non ancora ventenne viveva all'ombra del grande Charlie Parker e, più tardi, quando con la Tuba Band mise a punto ricerche timbriche e strutturali di incredibile bellezza. Accadde nel decennio successivo, sperimentando la musica "modale" e creando gemme sonore irripetibili, e nei magnifici colori orchestrali coniati insieme a Gil Evans. Accadde negli anni Sessanta, quando si circondò di giovani talenti quali Herbie Hancock, Wayne Shorter, Ron Carter, Tony Williams e via via Chick Corea, Joe Zawinul, John McLaughlin, rigenerando una musica che sembrava giunta al capolinea creativo. Ad ogni esperienza, ad ogni ricapitolazione, Miles ha rischiato di rimanere impantanato in un disegno prematuro, ma è sempre riuscito ad emergere grazie ai suoi cristalli sonori ricchi di un'incredibile vitalità. E ancora oggi, in pieni anni Ottanta, cavalca magnificamente il momento storico che stiamo vivendo, usa le conquiste tecnologiche quasi fosse un ventenne, ma con una profondità espressiva nutrita da una tradizione racchiusa e sintetizzata nella sua immensa personalità.

Mario Luzzi
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