IL FESTIVAL - 1997

Pescara Jazz 97
 

20 LUGLIO

AL JARREAU ALL STARS
 
25 LUGLIO

TAKE 6
IVAN LINS GRUPO & TERENCHE BLANCHARD

26 LUGLIO

N.H.O. PEDERSEN TRIO
Pescara Jazz 25th Anniversary celebrates Benny Carter's 90th birthday
BENNY CARTET - TOMMY FLANAGAN TRIO - JOHNNY GRIFFIN

27 LUGLIO

HERBIE HANCOCK & WAYNE SHORTER DUO
DON BYRON'S "BUG MUSIC"

Pescara Jazz 97

Nel 1969 nasceva quella che è a tutt'oggi, tra i festival "viventi", la manifestazione jazzistica più longeva d'Italia. Dopo venticinque anni, Pescara Jazz continua ad essere uno degli appuntamenti più seguiti e apprezzati dell'estate jazzistica del nostro paese: lungi dall'essere un semplice contenitore, la rassegna si è conquistata uno spazio grazie alla sua identità artistica, che punta a presentare al pubblico estivo i maggiori nomi della scena internazionale, senza trascurare le proposte singolari, lo spazio per il jazz abruzzese e naturalmente le esclusive. Le quali abbondano quest'anno. Inoltre, in occasione del compleanno, il festival si estende su tutta l'ultima settimana di luglio e gli eventi si moltiplicano, coinvolgendo l'intera città e la provincia.

L'ouverture del festival è affidata ad un nome storico della vocalità a cavallo tra pop e jazz, Al Jarreau (1940), virtuoso emerso alla metà degli anni '70, dotato di un'enorme facilità tecnica, di un timbro quasi "neutro", con poco vibrato, flessibile e mobile, di una tessitura molto ampia entro cui spazia con vertiginosi salti di registro, e di uno spiccato senso poliritmico, qualità che rendono le sue performance vocali degli spettacoli "totali". Nei quattro giorni successivi due gruppi americani e quattro abruzzesi coinvolgeranno la città e la provincia nella festosa celebrazione del venticinquennale del festival, il quale riprende la sua tradizionale programmazione nel fine settimana con i Take Six, celebre sestetto vocale a cappella (cioè senza accompagnamento) emerso alla fine degli anni '80. Figli di una tradizione vocale risalente all'Ottocento americano, quella del barbershop quartet (quartetti a cappella che cantavano melodie tradizionali armonizzate), in seguito rinata con i gruppi gospel degli anni Quaranta e Cinquanta, i Take Six hanno saputo mescolare abilmente accenti sacri e profani, senso moderno dell'armonia jazz, omogeneità timbrica, virtuosismo d'insieme, con un pulsante senso ritmico squisitamente afroamericano.

Ben diversa la musica di Ivan Lins (1946), cantautore brasiliano tra i più importanti e apprezzati, autore di un hit, Madalena, già a 25 anni, emerso intorno alla metà degli anni Settanta e giunto sulla ribalta internazionale negli anni Ottanta. Lins è anzitutto un raffinato autore di canzoni brasiliane, in bilico tra rispetto della tradizione e innovazione, che ha collaborato a lungo con jazzisti (cantanti, soprattutto) come Sarah Vaughan, Carmen McRae, Patti Austin, Quincy Jones, Lee Ritenour o i Manhattan Transfer. A Pescara, in esclusiva italiana, è affiancato da uno dei più brillanti trombettisti jazz dell'ultima generazione, Terence Blanchard (1962). Ancora in esclusiva italiana è il trio del danese Niels-Henning Ørsted Pedersen (1946), ex bambino prodigio, supervirtuoso del contrabbasso, partner di un'inifinità di grandi solisti americani, che lo hanno scelto per il suo senso del tempo infallibile, per l'immaginazione melodica, e soprattutto per la sua stupefacente facilità tecnico-espressiva sul contrabbasso, affrontato con una tecnica innovativa e un suono denso e elastico. Questa volta N.H.Ø.P. suonerà come leader di un trio che presenta un progetto musicale a lungo maturato.

Ma indubbiamente il clou del festival è rappresentato dalla festa per i novant'anni di Benny Carter (1907), che Pescara celebra in esclusiva europea. Impossibile riassumere la carriera di quello che è l'ultimo, straordinario protagonista di tutta la storia del jazz fin dalle origini. L'uomo che sarà sul palco a Pescara negli anni Venti suonava e scriveva per l'orchestra di Fletcher Henderson; è stato uno dei creatori della tecnica dell'arrangiamento jazz per orchestra (all'interno della quale ha messo a punto l'armonizzazione della sezione sax), ha contribuito negli anni Trenta alla diffusione e alla crescita del jazz in Europa, ha sviluppato al sassofono uno stile personalissimo, elegante e ornato, è stato trombettista focoso e energico, ha diretto un'orchestra negli anni '40, ha contribuito come compositore e arrangiatore ad una infinità di sedute di incisione dei più grandi cantanti, strumentisti e orchestre, ha scritto colonne sonore per film, telefilm, documentari, è stato un grande didatta, e naturalmente ha suonato praticamente con tutti i grandi del jazz di questo secolo, tra i quali va annoverato. Ma il vero miracolo di Carter è che tra gli ottanta e novant'anni egli è ulteriormente maturato musicalmente, esaltando ancora di più la sua innata eleganza strumentale e la sua lucidità architettonica: un miracolo che festeggeremo a Pescara con la ritmica del grande Tommy Flanagan (1930) e la straordinaria presenza di un amico ospite, Johnny Griffin (1928).

Dopo la celebrazione, la chiusura del festival sarà dedicata al jazz contemporaneo: si comincia con due vecchi amici che si ritrovano insieme, Herbie Hancock (1940) e Wayne Shorter (1933). Hancock e Shorter hanno rinnovato radicalmente il jazz moderno con una serie di dischi e composizioni, alcuni prodotti insieme nei primi anni Sessanta e poi nello storico quintetto di Miles Davis, quindi in carriere separate (ma intersecatesi spesso). Le loro idee melodiche, armoniche e ritmiche, gli stili strumentali, i temi e le composizioni, le tecniche improvvisative sono state oggi totalmente assimilate nel linguaggio corrente della musica contemporanea. La punta più interessante del jazz contemporaneo è qui rappresentata da Don Byron (1958), specialista del clarinetto, riportato in primo piano nella musica nera dopo un lungo oblio. Byron è un musicista tanto energico quanto eclettico e consapevole della tradizione: partito dall'avanguardia, capace di suonare in contesti molto differenti, politicamente consapevole, Byron sta esplorando sistematicamente la tradizione musicale americana, traendo dall'ombra e restituendo alla storia gli aspetti e i compositori apparentemente di secondo piano, dal klezmer di Mickey Katz, al progetto sulla musica latinoamericana a questo "Bug Music", in cui vengono brillantemente riletti la musica di John Kirby (1908-1952), sottovalutato leader di un raffinatissimo sestetto negli Trenta, e di Raymond Scott (1910-1994), compositore negli anni Trenta di bizzarra musica novelty di alto livello. Un lavoro bifronte che rinnova la tradizione per guardare al futuro; il che ci sembra un ottimo augurio anche per i prossimi venticinque anni di Pescara Jazz.

Stefano Zenni

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