IL FESTIVAL - 2000

Pescara Jazz 2000
 

18 LUGLIO

JOAN BAEZ
 
21 LUGLIO

DEE DEE BRIDGEWATER
MONK TENTET ALL STARS

22 LUGLIO

RICHARD GALLIANO NEW YORK QUINTET
Piano Summit
JOANNE BRACKEEN - MULGREW MILLER - JAMES WILLIAMS

23 LUGLIO

NATALIE COLE

Pescara Jazz 2000

Giunto alla fatidica data del 2000 Pescara Jazz continua a riservare sorprese. Divenuto ormai un complesso di manifestazioni della durata di una settimana, dislocato in tutta la città e itinerante in provincia, il festival ha ora lo spazio fisico e temporale per poter dispiegare tutte le sue proposte. Il Jazz in provincia, anzitutto: per quattro giorni il Chicago Jazz Ensemble riempirà di musica le belle piazze di alcuni paesi dell'entroterra pescarese. Lo stesso gruppo fornirà lo spunto per le Jam Session, cui parteciperanno anche gli studenti dei seminari. E poi c'è Jazz in città, ovvero la vetrina, nel cuore di Pescara, per i musicisti dell'area abruzzese.

Naturalmente il nucleo forte del festival rimane la rassegna al Teatro-Monumento D'Annunzio che, come è consuetudine, si apre con un grande concerto "limitrofo" al jazz, di notevole spessore musicale: quest'anno è la volta di Joan Baez, mitica cantante folk americana. Emersa alla fine degli anni Cinquanta, la Baez è presto divenuta l'interprete maggiore del folk revival americano (supportando anche l'ascesa di Bob Dylan). Fin da subito ha affiancato la ricerca sulla musica tradizionale statunitense ad un forte impegno politico che la pose in prima fila nel movimento pacifista di quegli anni. Sarà interessante cogliere la maturità di questa splendida voce, oggi quasi sessantenne, e continuare ad apprezzare la contiguità tra il repertorio popolare bianco e quello afroamericano, da cui il jazz è nato.

Il festival vero e proprio si articola nelle consuete tre serate ed ha un contenuto più squisitamente jazzistico. La prima serata è aperta da un'altra grande signora del canto, Dee Dee Bridgewater, una vera dominatrice del palcoscenico. La Bridgewater infatti ha avuto una duplice formazione, jazzistica e teatrale: nel primo campo ha cantato per quattro anni (tra il '70 e il '74) con la Thad Jones-Mel Lewis Big Band, e con Max Roach, Dizzy Gillespie, Stanley Clarke; ma poi si è dedicata al teatro musicale, apparendo in ruoli importanti in spettacoli come Sophisticated Ladies, Lady Day (in cui interpretava Billie Holiday) e numerosi altri, soprattutto in Europa. In tal modo il suo stile si è venuto definendo come quello di una musicista-attrice-cantante, gestito con gusto dello spettacolo, sapienza musicale, e forte comunicativa espressiva. Di tutt'altro taglio è il Monk Tentet, ovvero un gruppo di dieci elementi, molti dei quali sono stati allievi del grande pianista e compositore Thelonious Monk. Monk ha scritto e eseguito la sua musica per piccoli gruppi: tuttavia in un paio di occasioni - nel 1959 e nel 1963 - essa è stata adattata a gruppi di medie dimensioni dall'arrangiatore Hall Overton. In questo contesto quello strano connubio di spigolosità e lirismo, asimmetrie melodiche e imprevedibilità ritmica, humor e pensosità, effusioni cantabili e enigmatici silenzi che rendono così unica e rigorosa la musica di Monk, si trovano ulteriormente esaltate in un'immagine, per così dire, a colori. Questo nuovo Monk Tentet, composto di tutte stelle, non solo rievoca quella musica, ma addirittura comprende tre grandi musicisti - Steve Lacy, Phil Woods e Eddie Bert - che furono protagonisti degli storici concerti orchestrali e due - Billy Higgins e Harold Land - che hanno suonato in più di una occasione con il maestro.

La seconda serata si apre con una delle figure più singolari del jazz contemporaneo, il francese Richard Galliano, grande solista di fisarmonica, che negli anni Ottanta è uscito dall'ambito della canzone, degli studi di registrazione e della musica da film per suonare con numerosi jazzisti come Chet Baker, Michel Portal, Ron Carter, Philip Catherine, oltre a fare numerosi concerti in solitudine. Dotato di un controllo tecnico assoluto dello strumento, di un eclettismo che gli consente di inserirsi agilmente nei contesti più diversi, e al tempo stesso di una personalità forte e magnetica, Galliano è stato il simbolo e il capofila della riscoperta della fisarmonica jazz, in cui ha portato con naturalezza la tradizione della musette francese, mescolandola allo swing americano e alle improvvisazioni bop. La serata è conclusa da una produzione cara a Pescara Jazz: quella dell'incontro al vertice tra maestri dello stesso strumento. Quest'anno viene proposto un nuovo piano summit con tre maestri del modern mainstream, tre diversi stilisti che hanno fatto del dialogo con la tradizione nera il punto centrale della loro poetica: Mulgrew Miller, tocco raffinato, robusto senso dello swing, solida immaginazione armonica; James Williams, suono liquido, originale concezione armonica, barocchismo melodico; Joanne Brackeen, forti ascendenze modali, uno spiccato lirismo, un'accesa sensibilità timbrica. Come di consueto, i tre suoneranno in solo, in varie combinazioni in duo, e infine in trio.

La serata conclusiva è tutta dedicata ad una nuova stella del firmamento vocale afroamericano, Natalie Cole. Com'è noto: Natalie è la figlia del grande Nat "King" Cole che è stato prima uno dei più importanti pianisti jazz degli anni Quaranta, e poi, dagli anni Cinquanta, un cantante leggero di immenso successo. È naturale che la figlia fondi parte del proprio repertorio sul lascito del padre, di cui ha ereditato non poche qualità: dal timbro chiaro della voce all'eleganza di eloquio, dal gusto per il fraseggio misurato al cesello del testo. Naturalmente Natalie ha una sua personalità autonoma ma è un grande piacere scoprire che anche lei, come il padre, ha avuto successo nella sempre difficile prova di essere popolari e raffinati. Che è anche, da sempre, la filosofia di Pescara Jazz.

Stefano Zenni

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