IL FESTIVAL - 2004

Pescara Jazz 2004
 

14 LUGLIO

PAT METHENY GROUP

15 LUGLIO
 
BURT BACHARACH

16 LUGLIO
 
SERGIO CAMMARIERE JAZZ!!!
special guest TOOTS THIELEMANS & TONINHO HORTA
 
17 LUGLIO
 
TOOTS THIELEMANS QUARTET
JOE LOVANO QUARTET
feat HANK JONES, GEORGE MRAZ, DENNIS MACKREL

18 LUGLIO
 
ENRICO RAVA QUINTET
FRANCESCO CAFISO & JAMES WILLIAMS TRIO
Il virtuosismo è uno dei concetti chiave del jazz: non c'è jazz senza controllo completo dello strumento, senza il desiderio esibizionistico di dare il meglio di sé. Di più, nel jazz il virtuosismo è il mezzo attraverso cui il solista afferma la propria personalità, la destrezza mentale e fisica con cui controlla la materia sonora e incanala il flusso di idee. Ma non è solo una questione di agilità o velocità: si tratta di dominare lo strumento al punto da immaginare e realizzare un sound unico che ti distingue da tutti gli altri.

In fondo è proprio questo il punto di forza di Pat Metheny (1954): non solo la dolcezza del fraseggio, l'agilità delle idee, la cantabilità insita in ogni singola nota, ma un nuovo suono della chitarra elettrica, unico e ormai ampiamente imitato. Certo Metheny è un musicista dalla sensibilità straordinaria, anche se qualche volta si è dedicato a prodotti non all'altezza del suo talento. La formazione del trio con cui si presenta a Pescara non lascia comunque dubbi sulla possibilità di ascoltare a lungo le improvvisazioni più affascinanti del grande chitarrista, dalla concezione armonica aperta, erede della lezione di Ornette Coleman.

In altri casi il virtuoso riesce a piegare uno strumento "impossibile": ad esempio dobbiamo a Toots Thielemans (1922) l'accettazione dell'armonica a bocca tra gli strumenti del jazz. Certo, il blues aveva già innalzato lo strumento diatonico tra i protagonisti del genere, ma è stato Thielemans, che è anche chitarrista, a infondere all'armonica cromatica un'espressività intensa, profonda, ricca - non scevra da un certo humor o da una vena malinconica - oltre naturalmente a sviluppare una formidabile tecnica di agilità. E forse non è un caso che a realizzare questa metamorfosi dello strumento sia stato un belga come Thielemans: non di rado ai musicisti europei è consentita una visione del jazz da altra prospettiva, spesso rigenerante e innovatrice.

Un virtuoso come Joe Lovano (1952) ha invece assimilato la lezione di John Coltrane, ne ha smussato gli angoli guardando a Warne Marsh, ne ha alleggerito il suono per forgiare un linguaggio personale, agile, raffinato, ma anche espressivo (soprattutto sul registro acuto) e ritmicamente incalzante. Ciò che però attira del quartetto in programma è la presenza del pianista Hank Jones (1918), impareggiabile maestro di eleganza stilistica, padrone del suo strumento anche a 86 anni.

All'estremo anagrafico opposto il festival presenta il talento debordante del giovanissimo Francesco Cafiso (1989), formidabile sax alto siciliano, che già nel 2002 il festival ha contribuito a fare scoprire al grande pubblico. Ormai lanciato verso una carriera internazionale con padrini del calibro di Wynton Marsalis (che proprio a Pescara ebbe modo di incontrare), Cafiso si esprime attraverso un solismo di radice bop, da cui ha assimilato la logica e la coerenza, la sicurezza d'approccio, il relax e la determinazione. Ciò che colpisce in Cafiso non è tanto il virtuosismo strumentale, quanto la maturità di pensiero musicale, che sembra indifferente all'età anagrafica.

Nel pieno di una rigogliosa maturità è invece la musica di Enrico Rava (1939): la sua tromba ha ora una pienezza di suono rilucente, il fraseggio segue percorsi liberi, fiammate di energia, squarci di lirismo, mentre il nuovo quintetto macina swing nel senso più travolgente del termine.

Infine, com'è ormai consuetudine, Pescara Jazz offre la possibilità di ascoltare musicisti ai confini della cultura afroamericana. Quest'anno sono affiancati due autori, uno considerato un classico e l'altro invece pienamente emergente: Burt Bacharach (1928) è forse l'ultimo grande autore di canzoni in senso tradizionale, ma anche un innovatore della forma, attraverso nuove armonie, cambiamenti di metro, una rinnovata freschezza melodica. Sergio Cammariere (1961) è certamente più vicino al jazz, di cui ha assimilato un gusto dell'ironia e del relax. A Pescara presenta in anteprima un nuovo progetto con un ospite d'eccezione, Toots Thielemans: a questo punto è evidente che il jazz è una musica senza confini.

Stefano Zenni

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