IL FESTIVAL - 2015

Pescara Jazz 2015
 

10 LUGLIO - TEATRO D'ANNUNZIO
BURT BACHARACH
 
17 LUGLIO - TEATRO D'ANNUNZIO
BOBBY MCFERRIN WITH SPECIAL GUESTS
RAVI COLTRANE GUITAR QUARTET

18 LUGLIO - TEATRO D'ANNUNZIO
CASSANDRA WILSON "COMING FORTH BY DAY"
ROBERT DAVI: DAVI SINGS SINATRA

19 LUGLIO - TEATRO D'ANNUNZIO
RON CARTER FOURSIGHT "DEAR MILES"
DAVE HOLLAND - CHRIS POTTER - LIONEL LOUEKE - ERIC HARLAND

 

Pescara Jazz 2015

Tre serate a metà luglio e un'anteprima con un grande nome della storia della musica statunitense. La quarantatreesima edizione di Pescara Jazz si concentra sulle proprie radici e propone un cartellone dove voce e contrabbasso sono i chiari protagonisti. E, tramite questi strumenti e gli artisti che li portano sul palco, rende omaggio agli artefici della storia del jazz e, in generale, della musica nel ventesimo secolo. Billie Holiday e Frank Sinatra, nella serata di sabato 18; Miles Davis, in maniera diversa, nei progetti con cui si esibiranno al Teatro D'Annunzio, due dei contrabbassisti che hanno affiancato il trombettista.

Una vita attraverso le canzoni. Burt Bacharach è uno degli eroi del songwriting: ha legato il suo nome ad alcuni dei brani più celebri presenti nelle pellicole hollywoodiane; è stato il fidato compositore per grandi interpreti come Dionne Warwick, Dusty Springfield e, in anni più recenti, Elvis Costello. Ma, davvero, i suoi brani sono stati una delle colonne sonore della seconda metà del secolo scorso attraverso le voci più importanti. E, fatto ancor più rilevante, con una cifra caratteristica che le rende immediatamente riconoscibili: una firma capace di dare profondità alla spensieratezza, di risolvere con classe ed eleganza ogni tensione.

La serata del venerdì, avrà come protagonisti Bobby McFerrin e Ravi Coltrane, entrambi impegnati con due progetti originali per quanto coerenti all'interno delle loro ormai consolidate carriere, intriganti per le possibilità insite nel processo creativo. McFerrin mette la voce e la propria persona, l'estro e la presenza scenica a confronto con un progetto trasversale con pianoforte, contrabbasso e violoncello. Coltrane completa il quartetto con la chitarra, invece che con il pianoforte. In entrambi i casi si tratta di progetti portati sul palco con grande personalità. McFerrin compie un ulteriore passo verso la sintesi integrata e universale di tutte le possibili influenze stilistiche, verso il senso di gioia e di condivisione e di grazia emotiva che cerca attraverso la musica. Ravi Coltrane aggiunge con questa formazione una nuova freccia al suo arco espressivo: insieme a tre jazzisti di altissimo valore come Adam Rogers, Scott Colley e Nate Smith, punta direttamente alla sintesi tra suono e tecnica, tra intensità e strutture complesse, con l'obiettivo di arrivare ad una musica capace di tenere insieme i vari elementi in modo coerente quanto gradevole all'ascolto.

Cassandra Wilson e Robert Davi sono i protagonisti di un doppio omaggio in occasione di un doppio centenario. Nel 1915, infatti, sono nati Billie Holiday e Frank Sinatra. Cassandra Wilson offre una rilettura tutt'altro che scontata o imitativa: la "grande scommessa che paga", come l'ha definita John Fordham sulle pagine del Guardian, è un approccio sfaccettato, capace di convogliare suoni provenienti da contesti espressivi differenti e forgiare una visione estetica allo stesso tempo radicale, straniante, avvincente, mai scontata, dove confluiscono tradizione e modernità, sezioni d'archi, strali rock, la storia della vocalità afroamericana, la suggestione delle atmosfere, la forza del blues, la maestria della produzione. Frank Sinatra ha attraversato in maniera del tutto diversa la storia della canzone e dello showbusiness rispetto a Billie Holiday. Robert Davi fa rivivere il repertorio di The Voice attraverso la chiave romantica, la strada della seduzione e dell'innamoramento. Attore e cantante, Davi riprende il grande songbook americano, secondo la lettura che ne ha dato Frank Sinatra e che ha reso la sua voce, in pratica, la "traduzione sonora" di una considerevole parte del sogno americano, assumendone su di sé pregi e difetti, per entrare a far parte a tutti gli effetti della storia della nazione.

Negli anni sessanta, Miles Davis ha tracciato il futuro del jazz con i suoi dischi, con le collaborazioni avviate, con le scelte espressive. Sono passati più di cinquant'anni dall'uscita di Kind of Blue (1959) e più di quarant'anni dalla svolta elettrica di Bitches Brew (1969), ma la forza e le possibilità ancora contenute nelle registrazioni prodotte dal trombettista in quel periodo restano ancora uno spartiacque fondamentale per capire come il jazz sia riuscito ad arrivare fino ad oggi, ad espandersi oltre i confini naturali e ad avere sempre nuova linfa. Ron Carter è stato il contrabbassista del secondo quintetto, Dave Holland ha affiancato Davis alla fine del decennio, nel primo periodo elettrico. E le loro carriere li rendono due riferimenti sicuri per il jazz moderno, due tra i musicisti più interessanti del panorama internazionale. Entrambi scelgono la formula del quartetto, anche se secondo due declinazioni differenti: se Carter esplicita nel nome della formazione l'omaggio a Davis e punta all'essenza ritmica dell'incontro del pianoforte e del contrabbasso con la batteria e le percussioni, Holland ne ripercorre lo spirito con un progetto nato dall'incontro di quattro personalità forti, diverse per percorso artistico quanto disposte a mettersi al servizio del risultato finale.

Come si diceva in apertura, il festival guarda alle sue radici e lo fa puntando sull'espressività della voce – e, per traslato, sulla canzone – e sulla forza propulsiva del contrabbasso. E lo fa con un programma in grado di mettere a fuoco con decisione - e dedizione, si dovrebbe aggiungere, vista la longevità della rassegna – la propria “firma” e l'identità del percorso sviluppato in questi anni..

Fabio Ciminiera

Main supporter
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