1972 - 4° Festival Internazionale del Jazz
Quando si realizza una bella cosa siamo
tutti contenti. Ma dopo un po’ subentra una punta di
apprensione: è stato bello, d’accordo, ma potrà
continuare? Poi la cosa accade una seconda volta e poi
una terza. Arrivati alla quarta non c’è più
discussione, non c’è più motivo di incertezza. La cosa
esiste, ed è il Festival di Pescara. Una rassegna a
livello internazionale che ormai si iscrive nell’albo
d’oro delle manifestazioni jazzistiche italiane. Un
avvenimento che premia il paziente e tenace lavoro di
alcuni appassionati pescaresi, primo fra i quali Lucio
Fumo, e il coraggio e la disponibilità dell’Azienda di
Soggiorno. Il Festival di Pescara, che ormai fa parte
delle manifestazioni che caratterizzano la fisionomia
culturale della città adriatica, si è ormai imposto su
tre piani: la qualità artistica, il pubblico, il
richiamo turistico. Sotto il profilo artistico bisogna
andare oltre i confini del festival vero e proprio, e
scorrere tutto l’elenco delle manifestazioni che vanno
sotto il nome di “Pescara Jazz”, per trovare il primo
concerto tenuto nel 1963 da Gato Barbieri. Il prossimo
anno perciò Pescara festeggia il suo decennale, e
siamo convinti che lo celebri con un festival degno di
tale ricorrenza. Da allora ad oggi si sono avvicendati
di fronte al pubblico di Pescara nomi tali da
rappresentare un po’ tutte le epoche e gli stili del
jazz. Il periodo di New Orleans è rappresentato da
Albert Nicholas e da Earl Hines. Lo stile Chicago da
Joe Venuti. La Swing Era da Teddy Wilson e Mary Lou
Williams. Tutto il jazz di mezzo è stato rappresentato
a Pescara da Buddy Tate, Coleman Hawkins, Duke
Ellington, Erroll Garner, Ella Fitzgerald, Ben
Webster. Il glorioso momento del bebop trova i nomi di
Dizzy Gillespie, Lucky Thompson, Max Roach, Kenny
Clarke. Lo stile West Coast è rappresentato da Maynard
Ferguson, Barney Kessel, Shelly Manne, Hampton Hawes e
Gerry Mulligan. L’Hard Bop ha avuto Philly Joe Jones,
Kenny Drew, Phil Woods, Johnny Griffin; la Mainstream
Oscar Peterson, Clark Terry, Lou Bennett, Bobby
Hutcherson, Harold Land. Un caposcuola delle tendenze
più moderne è stato Bill Evans, e infine la punta più
avanzata è stata offerta da Jean Luc Ponty. Forse
questo è l’unico appunto che si può fare ai criteri
che hanno guidato la scelta artistica dei programmi di
“Pescara Jazz”: le tendenze più attuali, più
sperimentali del jazz di oggi sono finora state
ignorate. Ma forse non è stato un gran male, e qui
veniamo a toccare gli altri due punti di interesse
dell’iniziativa pescarese: il pubblico e il richiamo
turistico. “Pescara Jazz” oggi può contare su un
pubblico elegante, numeroso e affezionato, che spesso
raggiunge la città muovendosi espressamente da altri
centri anche piuttosto distanti, e probabilmente
questo pubblico si è formato proprio con l’attrazione
su di esso esercitata dai nomi di chiarissima fama e
da generi musicali già ampiamente collaudati. Forse
adesso il pubblico è pronto per accettare anche
qualche proposta più attuale, che potrebbe degnamente
completare il panorama jazzistico presentato finora.
Il richiamo turistico è garantito dalla qualità
artistica di cui si è finora parlato, e che include
anche i nomi più prestigiosi del jazz europeo
(Stephane Grappelli, George Arvanitas, Dizzy Reece,
René Thomas, Martial Solal, Nunzio Rotondo,
Basso-Valdambrini, e molti altri), ma in gran parte
dalla splendida cornice offerta dal Teatro-Piscina
delle Naiadi, dove i concerti assumono con facilità
l’aspetto di qualcosa di festoso, con la combinazione
jazz - mare - piscina - estate - sole - pineta. Il
Festival non si limita ai concerti, ma coinvolge i
partecipanti in una serie di manifestazioni fra cui
figurano proiezioni di fìlms, mostre fotografìche,
mostre-mercato di dischi, cocktails ed altre
piacevolezze del genere. Questo in sintesi è stato ed
è “Pescara Jazz”. Non ho parlato espressamente
dell’attuale festival, perché la qualità della musica
e delle manifestazioni collaterali risulta dal
programma stesso. Arrivederci tutti dunque al prossimo
anno, per festeggiare il primo decennale di “Pescara
Jazz”.
Umberto Santucci