Pescara Jazz Meeting 76
“Cariche della polizia e lancio di
lacrimogeni” – “Scontri tra PS ed extraparlamentari
(30 fermi)” – “Arresti, denunce, feriti” – “Notte di
scontri” – “Il jazz del vice questore” – “Molotov
dietro lo stadio” – “I jazzisti allibiti suonano nel
caos” – “Jazz e candelotti a Pescara” – “Jazz e
ambulanze”… Questi i titoli dei giornali riferiti
all’edizione precedente di Pescara Jazz. Veri
bollettini di guerra del Festival, piombato nel bel
mezzo della contestazione giovanile. Si imponeva un
cambiamento radicale, nel tentativo estremo e
disperato di salvare la manifestazione che, in cinque
anni, si era imposta all’attenzione internazionale.
Nacque così il “nuovo” cartellone, la “nuova” formula,
con concerti in Piazza Salotto, a Penne e allo Stadio
Adriatico, con prezzi popolarissimi. Si cambiò anche
il nome e divenne “meeting”! In poche parole Pescara
Jazz si snaturò e divenne altra cosa. Il tentativo di
salvarlo non fece altro che affrettarne e decretarne
la fine, malgrado l’eccellente performance di Art
Blakey, la presenza “galattica” di Sun Ra e quella di
Sam Rivers, allora santone del free e beniamino dei
contestatori. Ma il jazz si era radicato saldamente
nella nostra città e, nonostante le pessimistiche
previsioni, il Festival non poteva morire. Passata la
bufera, Pescara Jazz tornò prepotentemente alla
ribalta. Così come per primo nel 1969 aveva inaugurato
la moda dei Festival estivi in Italia, per primo
rinacque nel 1981, battistrada coraggioso anche per
altri. La strada per la ripresa e la definitiva
affermazione della manifestazione era tracciata.
Lucio Fumo