Pescara Jazz 86
Parlando della sua originale e
personalissima interpretazione del celebre tango,
Astor Piazzolla, bandoneonista di fama internazionale
puntualizzò: “Negli anni Cinquanta inizia tra i
contrasti una evoluzione che è quasi una rivoluzione,
ed il rivoluzionario ero io. Cominciai a dare al tango
una elaborazione musicale più complessa,
introducendovi armonie, contrappunti, fughe e
orchestrazioni che mi attirarono le ire dei
tradizionalisti. Usai per il tango strumenti mai usati
prima, come ad esempio, chitarra elettrica, effetti
speciali e improvvisazioni analoghe a quelle
jazzistiche”. Quest’ultima particolarità è quella che
ci interessa più da vicino, anche in considerazione
del fatto che in questa occasione, al Tango Group di
Piazzolla si aggiunge un maestro dell’arte
d’improvvisare come il vibrafonista Gary Burton, un
uomo dotato di grande fantasia e di notevole
eclettismo, capace di inserirsi al meglio anche in un
incontro tra diverse culture musicali come questo
inedito meeting tra Argentina e Stati Uniti. Un
incontro stimolante e pieno di sorprese. Tricks
testimonia le qualità di due personalità del nostro
ampio patrimonio culturale: la vocalist Tiziana
Ghiglioni e il contrabbassista e compositore Paolo
Damiani. La musica che Tricks propone vive di riflessi
estremamente originali creati dall’uso intelligente
della voce, non più ospite di una situazione sonora ma
integrata all’interno di un discorso, viva di un
rapporto intenso con gli altri musicisti del gruppo,
dove le potenzialità vocali vanno ad inserirsi e a
confrontarsi con i poli strumentali del disegno
sonoro, così da evitare limitazioni espressive e
costruire un sound ricco di risonanze interne e ampio
di sfaccettature stimolanti. Tricks si avvale di
tessuti compositivi originali creati da Damiani che se
da un lato riflettono le aperture dialettiche che il
gruppo persegue, dall’altro si muovono con occhio
attento agli echi della nostra tradizione,
riattivandone sviluppo ed espressività in maniera
semplice ed assolutamente comunicativa. Un disegno
sonoro molto ampio e, al contempo, estremamente
personale, firmato Tricks: Ghiglioni & Damiani.
Quarantottenne della Pennsylvania, pianista e
compositore dotato di una inesauribile fonte di
energia creativa, uomo compìto ed estremamente
religioso, McCoy Tyner fu uno dei punti di forza dello
storico e innovativo quartetto che John Coltrane guidò
nei primi anni Sessanta. Oltre a conseguire completa
maturità musicale, Tyner con quel complessino
raggiunse anche la popolarità che in seguito rafforzò
con i suoi gruppi. Oggi, la vita artistica di Tyner
non vive dei riflessi di quei momenti magici ma si
nutre costantemente di nuovi codici, nuove espressioni
che corrispondono alle idee del pianista. Lo stile di
Tyner, pur se formatosi negli anni Sessanta, non è
fermo a quegli anni. Alla poderosa presa ritmica,
costruita su rapidi arpeggi e macchie di accordi
danzanti, si è unita una intensità spirituale che
affonda su tematiche universali, un pianismo
percussivo ma anche vivo di luminose proiezioni
melodiche, dove alla martellante reiteratività delle
frasi si accoppia una vena romantica spoglia di
retorica, una vena vissuta al presente ma colma di
echi del passato. La storia del jazz è zeppa di
celebri All-Stars, di complessi messi in piedi per un
giro di concerti o per occasioni particolari,
radunando solisti di chiara fama. Naturalmente, lo
sviluppo musicale di una All-Stars avviene attraverso
disegni sonori estremamente semplici, giocando sulla
grinta nei tempi mossi o sui chiaroscuri preziosi
nelle ballads, con arrangiamenti orali o labili punti
di partenza per una sequela di corposi assoli lanciati
via via da tutti i musicisti raccolti attorno ad una
All-Stars. La Festival All-Stars presente nel
cartellone di Pescara Jazz ‘86, raccoglie prestigiosi
solisti di colore, dal robusto e incisivo trombettista
Jimmy Owens al preciso, elegante e dinamico batterista
Jimmy Cobb, dal gustoso e solido fraseggio del
trombonista Slide Hampton al percussivo e
latineggiante approccio del pianista Hilton Ruiz, fino
alle eminenze improvvisative dei fratelli Heath, il
sensibile e denso tenorsassofonista Jimmy e il
sofisticato e tecnicamente impeccabile contrabbassista
Percy. Una All-Stars preziosa. Le innumerevoli
stagioni del jazz hanno disegnato momenti dominati dal
sassofono o dalla tromba, dalle grandi orchestre o dai
piccoli gruppi, dove uno dei punti cardine dell’unità
sonora è stato rappresentato dal pianoforte, elemento
insostituibile, eluso in rarissime e ininfluenti
occasioni. Anche gli stili pianistici hanno vissuto
una continua evoluzione, marcando più o meno un
periodo, un’epoca, una tendenza. Il Piano Workshop
organizzato da Pescara Jazz, vuole presentare un ampio
stralcio di stili e approcci, sia attraverso
esecuzioni in trio sia solo piano, affidandosi a
musicisti di provata professionalità e di indiscusso
talento. Hank Jones, sessantottenne del Michigan,
fratello maggiore dei celebri Thad e Elvin, ripercorre
le strade del be-bop col suo tocco prezioso. John
Lewis, sessantaseienne dell’Illinois, cervello del
Modern Jazz Quartet, propone una sintesi delle sue
ampie visioni pianistiche. Miles Davis, il divino
Miles, lo scorbutico Miles, il carismatico Miles ha
compiuto da poco sessant’anni. Eppure l’età non sembra
vietargli nulla e la sua attività è zeppa di eventi,
di riconoscimenti, di tour intercontinentali.
Trombettista Numero Uno, testimone diretto degli
ultimi 40 anni della storia del jazz, Miles è oggi più
che mai sulla cresta dell’onda, nel vortice del
successo. Il suo approccio sonoro, più semplice che
non in passato, lo ha reso celebre persino presso le
generazioni giovanili, segno di una freschezza
creativa inesauribile che vive in sintonia con gli
umori di un’epoca sempre più incline alle
contaminazioni culturali, agli incontri con altri
stili, altre tendenze, altre espressività. Miles,
artista di grandi capacità intuitive, all’interno
della sua lunga parabola evolutiva, ha mantenuto vive
certe costanti della sua personalità: lo straordinario
senso di sintesi, la densità sonora colma di sottili
emozioni, il perfezionismo unico nell’organizzare una
musica di gruppo. Miles, una carriera vissuta nel
rischio di chi vuole camminare al fianco della sua
epoca, lontano da cliches stagnanti o da memorie
nostalgiche, ma sempre avanti, alla ricerca del suono
del futuro. Accadde negli anni Quaranta, quando non
ancora ventenne viveva all’ombra del grande Charlie
Parker e, più tardi, quando con la Tuba Band mise a
punto ricerche timbriche e strutturali di incredibile
bellezza. Accadde nel decennio successivo,
sperimentando la musica “modale” e creando gemme
sonore irripetibili, e nei magnifici colori
orchestrali coniati insieme a Gil Evans. Accadde negli
anni Sessanta, quando si circondò di giovani talenti
quali Herbie Hancock, Wayne Shorter, Ron Carter, Tony
Williams e via via Chick Corea, Joe Zawinul, John
McLaughlin, rigenerando una musica che sembrava giunta
al capolinea creativo. Ad ogni esperienza, ad ogni
ricapitolazione, Miles ha rischiato di rimanere
impantanato in un disegno prematuro, ma è sempre
riuscito ad emergere grazie ai suoi cristalli sonori
ricchi di un’incredibile vitalità. E ancora oggi, in
pieni anni Ottanta, cavalca magnificamente il momento
storico che stiamo vivendo, usa le conquiste
tecnologiche quasi fosse un ventenne, ma con una
profondità espressiva nutrita da una tradizione
racchiusa e sintetizzata nella sua immensa
personalità.
Mario Luzzi