Pescara Jazz 2011
Nella
considerazione generale, gli anni Settanta e Ottanta sono
stati decenni di crisi e rinascita del jazz. Durante gli
anni Settanta molti consideravano il jazz come finito in un
vicolo cieco, tra sperimentazione sempre più elitaria,
commercializzazione e routine degli stili storici. Gli anni
Ottanta invece sono stati salutati come un decennio di
rinnovamento, anche se molta della musica che dominava il
mercato era stilisticamente legata agli anni Sessanta, con
poche novità. I protagonisti di Pescara Jazz 2011 - con
l’ovvia eccezione di Lou Reed - vengono tutti da
quella stagione e ci riportano a quegli umori e
trasformazioni. Gli anni Settanta ad esempio hanno visto
una rinascita della vocalità, di cui i Manhattan Transfer sono stati
il fenomeno più fulgido: fondati nel 1969, eredi di
gruppi come Lambert, Hendricks & Ross, tra vocalese
e vocalità anni Trenta, a partire dalla metà degli anni
Settanta i Manhattan Transfer hanno rinnovato il suono e
il carattere dei gruppi vocali jazz, con un repertorio
ampio che li ha portati a collaborazioni che vanno oltre
il jazz. Virtuosistici, perfezionisti, trascinanti, essi
portano tutta la vivacità e la spettacolarità del
miglior jazz vocale di gruppo. Cassandra Wilson (1955) è
stata forse la voce afroamericana più originale emersa
negli anni Ottanta: partita dal mondo della
sperimentazione dell’M-Base di Steve Coleman, si è via
via fatta più eclettica, muovendosi con agio nel pop,
nell’hip hop, nel blues, nel jazz, mantenendo però il
suo affascinante rigore, l’asciuttezza emotiva e la
profondità emotiva di una voce scura e seducente.
Uno dei fenomeni più controversi degli anni Settanta è
stato il jazz-rock, una fusione avviata dai musicisti del
giro di Miles Davis, che a metà del decennio dispiegava una
grande varietà di gruppi e stili. I Return to Forever (1972-1976)
erano guidati da Chick Corea ed erano senz’altro il
gruppo più discusso, per le sue atmosfere elettriche, la
potenza del ritmo, gli intrecci dei fraseggi frenetici,
la tensione continua e il ricorso alle atmosfere
ispaniche e brasiliane. In questa formazione rinnovata
si riascoltano quasi tutti i membri storici o gli ospiti
con il più giovane chitarrista Frank Gambale al posto
che fu di Al Di Meola.
Gli anni Ottanta videro la piena affermazione di un nuovo
hard bop e della sua stella più luminosa, il trombettista
Wynton Marsalis (1961).
Bambino prodigio in una famiglia di prodigiosi
musicisti, scoperto da Art Blakey, Marsalis è poi
diventato una stella musicale e un importante operatore
culturale, discusso e controverso. Forse non è un
innovatore, ma ha certamente portato in avanti gli
standard tecnici e stilistici della tromba e, con
l’Orchestra del Lincoln Center, si dedica al recupero di
suoni e repertori del passato del jazz. Proprio a
Pescara, diversi anni fa, Marsalis scoprì il talento del
formidabile Francesco Cafiso (1989),
talento freschissimo del nostro jazz, che da allora è
diventato spesso suo partner. Il successo di Marsalis ha
poi trainato tutta una serie di nuove leve, inclusa una
schiera di pianisti legati alla grande tradizione
dell’hard bop. Cyrus Chestnut (1963) si è
imposto all’attenzione internazionale nei primi anni
Novanta come un improvvisatore dall’energia formidabile,
l’ispirazione abbondante ed eccentrica da cui trasudano
blues e gospel, insieme alla grande tradizione del jazz
più swingante.
Stefano Zenni








