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La capacità di sognare – di Francesco Martinelli

‏Pescara Jazz può a buon diritto vantarsi di essere il più antico festival italiano tra quelli in attività. Iniziato nel lontano 1969, oltre ad aver presentato al proprio pubblico i maggiori esponenti del jazz internazionale in oltre quaranta edizioni caratterizzate dalla apertura a tutte le opzioni artistiche del jazz, è stato il festival che ha anche segnato il passaggio dagli eventi jazz in teatro, destinati al pubblico della élite intellettuale e professionale cittadina, agli eventi all’aperto, frequentati da un vasto pubblico giovanile che aveva iscritto il jazz post 1960 in un più ampio quadro di musiche alternative alla produzione “commerciale”. Passaggio non esente da contraddizioni e contrasti che è stato tuttavia decisivo per trasformare il jazz italiano rinnovandone musicisti e contenuti. Ed è dei frutti di questa trasformazione che ancora oggi godiamo i frutti, con più di una generazione di musicisti che si è affermata anche internazionalmente grazie alla qualità e alla originalità della loro proposta.


Il jazz è per definizione una musica nata per abbattere le barriere – prima e più importante quella razziale, un macigno nella storia degli USA che è ancora ben lontano dall’essere rimosso, ma che purtroppo anche da noi fa sentire i suoi nefasti effetti – ma in questa situazione che ci siamo trovati a vivere, con la chiusura degli spazi e la limitazione dei viaggi internazionali, il festival di Pescara ha fatto di necessità virtù: concentrandosi sul ricco panorama italiano in due ricchi weekend tra Marina di Pescara e il Teatro D’Annunzio: tra nativi e ospiti internazionali oramai residenti nel nostro paese, un programma di primo ordine.
Si apre con un progetto speciale (prima assoluta) del valente e inventivo sassofonista sardo Enzo Favata, capace e tenace organizzatore di festival e gruppi, con il suo ormai consolidato quartetto Crossing arricchito a sorpresa dalla travolgente personalità del trombettista siciliano Roy Paci, abituato anche lui a incrociare i mari più diversi. Si prosegue con la classica combinazione soul-jazz del sax tenore di Max Ionata con l’organo Hammond di Gianluca Di Ienno, integrati dalla batteria di Nicola Angelucci, seguiti in seconda serata dal gruppo del bassista elettrico Michelangelo Brandimarte compositore originale e leader di un quartetto in cui spicca – mi perdoneranno gli altri colleghi – un tesoro nascosto del jazz italiano, il pianista Ramberto Ciammarughi, che sarà certamente una scoperta per chi non l’ha ancora sentito. Seguirà una serata con due stelle della scena romana del jazz, il batterista Roberto Gatto con il suo Perfect Trio, completato dal tastierista Alfonso Santimone e da Pierpaolo Ranieri al basso elettrico, e “Love in Translation” di Rosario Giuliani con Pietro Lussu al piano, Dario Deidda al basso elettrico e ancora Gatto alla batteria.


Il basso elettrico, che si era già affacciato nelle precedenti serate, la fa da padrone il 12 luglio nella formazione orchestrata da Francesco D’Alessandro, che nel suo F-Army “Call to arms” guida una formazione unica: quartetto di bassi elettrici (con Maurizio Rolli, straordinario strumentista e storico insegnante), chitarra e batteria. Sarà un’avventura sonora ascoltare le tessiture di questa formazione e poi a seguire l’ “Eternal Love” di Roberto Ottaviano, in cui lo specialista italiano del sax soprano incontra il clarinettista Marco Colonna, il cui percorso musicale spazia dai Balcani alla libera improvvisazione, sostenuti da Giorgio Pacorig al piano, Giovanni Maier al basso e Zeno De Rossi alla batteria. In contrasto, una formazione tutta acustica dalle improvvisazioni elettrizzanti, in una serata pirotecnica.


Il secondo weekend esteso si apre con il progetto “Vola vola”, di Daniele Di Bonaventura al bandoneon con Michele Di Toro al pianoforte, il cui album del 2019 intitolato come la tradizionale canzone abruzzese ha riscosso grandissimo interesse per la fusione di funk, jazz e naturalmente tango in una nuova sonorità. A seguire le atmosfere spaziali della Cosmic Renaissance del trombonista Gianluca Petrella, formazione ormai storica ispirata all’afrofuturismo da Sun Ra all’hip hop, con intenso uso di elettroniche. Assieme a Petrella troviamo il trombettista Mirco Rubegni, Blake Franchetto al basso, e le doppie percussioni di Federico Scettri e Simone Padovani.
Un’altra presenza costante del panorama italiano il 17 luglio, con gli Aires Tango del sassofonista argentino naturalizzato italiano Javier Girotto che ospitano il chitarrista americano Ralph Towner, ormai anche lui graditissimo ospite dell’Italia. Difficile dire qualcosa su Paolo Fresu, la cui presenza nel mondo musicale italiano ne fa un preziosissimo ambasciatore del jazz in tutti i contesti comunicativi e internazionali, senza mai perdere il suo carisma musicale, in bella evidenza nel suo Devil Quartet, rodata collaborazione con Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. Serata di sogno in chiusura, con un altro talento musicale pescarese, il pianista Claudio Filippini, che da una solida formazione jazzistica ha elaborato una personale concezione musicale in cui la dimensione onirica ha un ruolo importante, e i Dreamers della cantante italiana Maria Pia De Vito, con Julian Oliver Mazzariello al piano, Enzo Pietropaoli al contrabbasso ed Alessandro Paternesi batteria: un invito a sognare ispirato a un verso di Peter Gabriel che trasporta gli ascoltatori dall’Italia all’amato Brasile attraverso il jazz e il rock.
E sappiamo quanto tutti in questo momento dobbiamo sviluppare la capacità di sognare!

“Breath” di Angelo Valori

Questo festival jazz è davvero un respiro in un anno difficile.

Mai come quest’anno il respiro è stata una parola essenziale. L’emergenza sanitaria – che ha messo a dura prova la nostra società e in modo particolare il settore dello spettacolo, i suoi artisti e lavoratori – ha messo evidenza ed enfasi sul significato fondamentale del respiro, dapprima sul suo senso più fisico, ma successivamente anche sul suo senso più ampio e metaforico.

Inoltre i primi mesi dell’anno si sono chiusi con una frase che ha colpito il mondo intero, “I can’t breathe”, io non posso respirare. Ancora una volta il respiro è diventato centrale nell’attenzione dei popoli, la mancanza di respiro è diventata per antonomasia metafora di mancanza di libertà e di rispetto della persona umana.

Ecco perché questa edizione del Pescara Jazz “Breath”, che rivendichiamo con orgoglio di essere stati i primi ad annunciare in Italia in un momento in cui tutto era ancora incerto, è un respiro di libertà, di rinascita, di ripartenza da un momento buio.

Il jazz, sinonimo di libertà, di aggregazione di stili e culture diverse, è centrale per iniziare quel processo di aggregazione sociale così bruscamente interrotto in questi mesi.

Sarà un Festival Internazionale ma senza gli artisti internazionali, impossibilitati dall’emergenza sanitaria a raggiungere l’Italia. Sarà internazionale perché presenta al pubblico, anche se non ce n’è bisogno, il valore internazionale del Jazz italiano.

Molto spazio viene dato agli artisti Abruzzesi,  poiché abbiamo avvertito la necessità di testimoniare che un Festival come il nostro deve investire risorse sul territorio, soprattutto in un momento di crisi come questo.

Tra tutti i protagonisti di questa edizione, che annovera i più importanti jazzisti italiani e alcuni “stranieri” ormai residenti nel nostro Paese da tanti anni, segnalo la Prima Assoluta, creazione del Festival, dell’incontro che si preannuncia pirotecnico tra Enzo Favata “The Crossing” e Roy Paci, protagonista della nuova musica italiana.

Inoltre, la presentazione dei nuovi lavori discografici di Michelangelo Brandimarte “Son(g)s” e F-Army “Call to Arms”.

Credo che la volontà di non arrendersi alle difficoltà create dal Virus e di ripartire con il lavoro nella creazione di valori simbolici condivisi, testimoni la volontà originaria che portò negli anni ’50 alla fondazione dell’Ente Manifestazioni Pescaresi, nato in un momento di ricostruzione della città in cui alla ricostruzione materiale si voleva affiancare una ricostruzione spirituale, culturale e di crescita della persona umana.

Ripartiamo così, con la volontà indomita di continuare a creare valori simbolici immateriali che diano benessere, emozioni e crescita sociale ai cittadini

Angelo Valori
Direttore Artistico Pescara Jazz.

Where the jazz is always young – di Ted Gioia

For a half-century, the most celebrated artists in jazz have made a summer pilgrimage to Pescara on the Adriatic Coast. In this setting, audiences have had the privilege of witnessing a living history of the music that could never be repeated again. The innovators of every generation have taken the stage here, from early jazz masters Earl Hines and Red Norvo all the way to futuristic experimenters Sun Ra and Cecil Taylor. Pescara Jazz has encompassed all of jazz.
A list of performers who have come to Pescara reads like a membership roster of a jazz hall of fame. They include Duke Ellington, Miles Davis, Charles Mingus, Ella Fitzgerald, Dizzy Gillespie, Oscar Peterson, Stan Getz, Bill Evans, Sarah Vaughan, Dave Brubeck, and dozens of other legendary figures who have redefined the musical parameters of the modern world. But Pescara Jazz is also a vibrant center of contemporary jazz.
In fact, almost every leading jazz star of the current day has made memorable music in Pescara. In recent years, the festival has hosted luminaries such as Herbie Hancock, Wynton Marsalis, Wayne Shorter, Jan Garbarek, Chick Corea, Bobby McFerrin, Stefano Bollani, Maria Schneider, Brad Mehldau, Enrico Rava, and Pat Metheny, among others. No matter what style of jazz you enjoy, you will hear it played brilliantly at Pescara by the living masters of the art form.
Jazz fans often argue about whether the music should celebrate the past or move boldly into the future. But at Pescara, past, present and future always seem to converge. Audiences here have been enriched by the music’s multifaceted traditions, but also get to taste what’s new on the horizon. And that interaction between the familiar and the unexpected is what jazz has always been about. Many things have changed in music over the last fifty years. Vinyl albums have gotten replaced by compact disks, and those are now being superseded by online streaming. Nowadays people listen to songs on their phones or other devices. But that’s all the more reason to celebrate the magnificence of Pescara Jazz. Even in a high tech digital age, there are some experiences that are far too big to be contained by a smartphone or laptop. Those experiences take place every summer at Pescara, where magical things always seem to happen and the music never gets old.

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